domenica 31 ottobre 2010

La strana coppia - quando il Cinema faceva sognare

"Il suo fantasma girerà per l'appartamento ululando e cucinando, ululando e cucinando..."



Felix e Oscar sono uno strano duo: il primo è un romantico casalingo che si dedica alla pulizia della casa in maniera ossessiva, il secondo è un incallito giocatore d'azzardo che vive nel disordine più totale. 
Entrambi hanno un solo punto in comune: sono divorziati.
Questa è la base del film La strana coppia (The Odd Couple), film del 1968 diretto da Gene Saks
Dopo un matrimonio durato dodici anni il depresso Felix (un grandissimo Jack Lemmon) viene ospitato da Oscar (Walter Matthau), scapolo e divorziato. I due, come avrete potuto capire, sono diversissimi tra loro e infatti i litigi inizieranno subito. Felix ricorda in continuazione la moglie e i suoi figli e passa le giornate a pulire e a cucinare piatti deliziosi. Oscar, abituato al disordine e a mangiare dove e quando capita, perde subito le staffe.
In La Strana Coppia Jack Lemmon è in stato di grazia: nel film il suo protagonista è isterico e fastidioso con le sue allergie e i suoi versi fuori dal comune (la scena nel locale è favolosa).

Walter Matthau non è da meno: il suo protagonista, cinico e casinista, si limita semplicemente a vivere la vita, regalandosi ogni tanto qualche divertimento (una bella ragazza da invitare a casa) ma con Felix tra i piedi ora tutto si fa più difficile.
Insomma La strana coppia è un pellicola superba, un esempio di come dev'essere una commedia: un perfetto mix di situazioni paradossali, spesso incandescenti guidate da attori fenomenali.
I due attori statunitensi saranno sempre ricordati per questa pellicola degna della migliore Commedia Americana. I continui scambi di battute tra Oscar e Felix sono favolosi, per questo una nota di merito va a Neil Simon, autore di un soggetto e di una  sceneggiatura che strizzano l'occhio al miglior Billy Wilder. Simon cuce addosso ai protagonisti delle battute incredibili. 
La regia di Gene Saks e l'infinito talento di Jack Lemmon e Walter Matthau fanno il resto. 


La strana coppia è un film fondamentale per il Cinema Americano, nonostante in Italia sia poco conosciuto; uscito nel 1968 il film non farà che confermare la bravura di Lemmon e Matthau. I due attori lavoreranno ancora insieme nelle commedie Prima Pagina del 1974 e Buddy Buddy del 1981, pellicole entrambe dirette proprio da Billy Wilder. 
Negli anni Novanta saranno protagonisti in Due Irresistibili Brontoloni (1993) e in Due Improbabili Seduttori (1995).
Nel 1998 esce invece La Strana Coppia 2, con una nuova sceneggiatura di Neil Simon. 
Ancora oggi La strana coppia resta un film con un fascino immutato, una pellicola da dieci e lode. 

giovedì 28 ottobre 2010

Festival del Cinema di Roma 2010

 


Parte oggi, giovedì 28 Ottobre 2010, la quinta edizione del festival del Cinema di Roma. Il festival, negli anni passati, ha avuto eccellenti anteprime e ospiti da tutto il mondo come Nicole Kidman e Sean Connery.


Ecco la lista dei film in concorso quest'anno:

Dog Sweat di Hossein Keshavarz (Iran)
Five Day Shelter di Ger Leonard (Irlanda)
Gangor di Italo Spinelli (Italia/India)
I fiori di Kirkuk di Fariborz Kamkari (Iraq/Italia)
Hævnen di Susanne Bier (Danimarca/Svezia)
Io sono con te di Guido Chiesa (Italia)
Kill Me Please di Olias Barco (Francia/Belgio)
La scuola è finita di Valerio Jalongo (Italia/Svizzera)
Las buenas hierbas di María Novaro (Messico)
Last Night di Massy Tadjedin (Stati Uniti/Francia)
Little Sparrows di Yu-Hsiu Camille Chen (Australia)
Oranges and Sunshine di Jim Loach (Gran Bretagna/Australia)
Poll di Chris Kraus (Germania/Austria/Estonia)
Rabbit Hole di John Cameron Mitchell (Stati Uniti)
The Back di Liu Bingjian (Francia/Hong Kong)
Una vita tranquilla di Claudio Cupellini (Italia/Francia/Germania)

La giuria, composta da 
Sergio CastellittoNatalia Aspesi, Ulu Grosbard, Patrick McGrath, Edgar Reitz, 
Olga Sviblova, selezionerà il vincitore di questa edizione che si chiuderà il giorno 5 Novembre.

mercoledì 27 ottobre 2010

Audition - il Cinema e l'Amore secondo Takashi Miike (10 ottobre 2010)

"Kiri, kiri, kiri..."  "Più giù, più giù, più giù..." 
Ci sono film che tolgono il fiato, altri che stravolgono il modo di vedere quello che ci circonda, altri che semplicemente scioccano. Bene, Audition è un film che causa questi effetti contemporaneamente. Questo film lanciò definitivamente la carriera di Takashi Miike, regista giapponese molto apprezzato in patria ma ancora poco conosciuto qui in Italia. 
Miike ha uno stile violento, veloce e splatter con tanta azione alternata a momenti di eccessiva lentezza, i suoi film sono riconoscibili perché hanno un vero e proprio marchio di fabbrica ovvero la contaminazione di più generi filmici e la provocazione. Miike è un regista estremo che ha sconvolto il modo di fare cinema ad esempio unendo in un suo film (The Happines of the Katakuris) horror, commedia e musical. 
Ma ritorniamo al nostro Audition. 


Shigeharu Aoyama è un uomo rimasto vedovo che si prende cura del figlio Shigeiko, decide di risposarsi e per trovare moglie organizza un'audition, ovvero un'audizione per un film che non si farà mai, con il solo scopo di trovare la moglie adatta. Ayoama perde la testa per la giovane e misteriosa Asami (la bravissima e letale Eihi Shiina), ragazza fragile dal passato tanto tormentato quanto misterioso. Asami dichiara di essere stata una ballerina, di essere stata contattata da un discografico e di lavorare in un locale: i due iniziano a frequentarsi.
Questa è la storia alla base di Audition, una storia normale con un finale disturbante, vedendo i primi 60 minuti di film si ha la sensazione di trovarsi davanti a un film romantico in salsa giapponese. Vengono presentati i protagonisti, le loro fragilità, le loro solitudini, addirittura si sorride in alcune scene. La cinepresa di Miike inquadra un angolo di stanza e lascia che l'azione si svolga, la fotografia è perfetta, i dialoghi sono scarsi. Con l'avanzare degli eventi, il film romantico si trasforma in un incubo di sogni e ossessioni, di flashback che sconvolgono il protagonista e lo spettatore (che sono sullo stesso piano e condividono le stesse paure).
Senza nessun preavviso ci troviamo di fronte alla violenza e alla perversione pura. Le visioni oniriche di Aoyama iniziano lentamente a spiegare il film: scordatevi il film romantico, scordatevi la commediola giapponese. 
Il verso che fa Asami mentre gioca con gli spilli vale migliaia di urla ed è molto più inquietante dei colpi di scena di molti film horror occidentali, anche se qui di horror non c'è niente. Qui non ci sono mostri, non c'è sangue, non ci sono colpi di scena inaspettati.
Qui ci sono scene lente e macabre.
Qui ci sono telefoni che squillano, donne sedute di profilo che sorridono e sacchi che si muovono.





Tutto ha una macabra linearità e anche Asami è lineare e coerente con il suo progetto. Gli ultimi minuti di film (per chi riesce ad arrivarci) sono orribili da un punto di vista estetico ma perfetti dal punto di vista della trama. Infondo questa è una storia d'amore, i due protagonisti sono due solitudini che cercano di unirsi, sono due facce della stessa medaglia. La violenza è amore secondo Miike.

Vedendo Audition non potrete dargli torto. 

Inception - Il Sogno diventato Realtà (26 settembre 2010)

Sogni, questi sconosciuti.
Solo un regista come Christopher Nolan poteva trattare un argomento così particolare in uno stile tutto suo, uno stile che è ormai un marchio di fabbrica del suo Cinema, un Cinema capace di unire effetti speciali e riflessioni filosofiche in un unico film, cosa alquanto rara oggi.
Il regista britannico conservava questo film nel cassetto da una buona decina d'anni, quando ancora era un regista agli esordi: oggi pubblico e critica si inchinano davanti al suo ennesimo capolavoro. 
Inception è un film misterioso, lo è sempre stato; quando, qualche mese fa, uscì il trailer, sembrava di trovarsi di fronte al solito film di azione: non è così ovviamente, niente è scontato quando si parla dei lavori del regista di film come Memento e Insomnia.


Inception ha avuto una promozione tutta particolare: la trama è stata tenuta segreta fino a poche settimane dall'uscita del film, pochissime le dichiarazioni degli addetti ai lavori, set blindatissimi. Nonostante ciò il pubblico si è recato numeroso nelle sale cinematografiche, il film ha avuto incassi da capogiro e critiche entusiaste in tutto il mondo.
Per la parte del protagonista è stato scelto Leonardo DiCaprio che veste i panni di un ladro di nome Dom Cobb, un ladro di sogni che entra nella mente delle persone e ne ruba le idee più nascoste, per poi rivenderle.
Dom ha un... sogno nel cassetto: quello di tornare a casa dai suoi bambini dei quali si occupa il nonno (il sempre ottimo Michael Caine); il nostro protagonista non può rientrare nel suo Paese perchè è accusato dell'omicidio della moglie, Mal (Marion Cotillard).
Il nostro protagonista ha la possibilità di aggiustare tutto attraverso un operazione rischiosissima: Saito (Ken Watanabe) un industriale asiatico lo assume infatti per compiere un inception, cioè inserire nella mente di Robert Fischer Jr. (Cillian Murphy), erede dell' impresa rivale di Saito, un'idea: quella di distruggere la sua impresa in modo da liberarsi di un concorrente. Una volta stabilito il contatto con il giovane Robert bisognerà portarlo nel mondo dei sogni e riuscire a impiantare questa nuova idea nella sua mente.
Non sarà facile.
La missione già di per sé rischiosissima è complicata ancora di più dalla presenza di Mal che entra nei sogni costruiti dal team di Cobb e fa cadere in tentazione il protagonista: pur vedendo in lei un pericolo, egli non vuole rassegnarsi a perderla definitivamente. Mal, dal canto suo, fa di tutto per trattenerlo nel mondo onirico, il mondo dove loro due vivrebbero ancora insieme per sempre. Mal è la tentazione, il male, la seduzione, il pericolo.

Se i protagonisti del film viaggiano nei sogni, anche lo spettatore lo deve fare, nel senso che anche lui si ritrova improvvisamente in sequenze senza avere la certezza se quello che sta vedendo stia accadendo nella "realtà" oppure no: si resta storditi, confusi, per questo occorre vedere il film più di una volta, ci sono dettagli che ad una prima visione possono sfuggire.
Inception soddisfa tutte le aspettative: regia perfetta, ottima fotografia (l'onnipresente Wally Pfister), gran montaggio (il pezzo forte del film a cura di Lee Smith), buona la colonna sonora e ottimi gli effetti speciali: alcune sequenza tolgono letteralmente il fiato. 




Il cast è stellare: Leo DiCaprio è ormai a suo agio nei panni dell'eroe tormentato, dopo le grandissime prove in Shutter Island e in The Departed. Della Cotillard ho già parlato benissimo in un post di qualche settimana fa. Il resto degli attori sono una garanzia, anche perché hanno già lavorato in passato con il buon Chris. La critica ha accolto a braccia aperte questo nuova pellicola di Nolan, c’è chi ha paragonato il film a Matrix, parlando di pietra miliare del Cinema di fantascienza, chi addirittura ha accostato il nome di Nolan a quello di un certo Stanley Kubrick
Non fatevi illusioni: tra qualche anno parleremo ancora di Inception e lo accosteremo a film come Blade Runner e Matrix, com'è giusto che sia.

Michael Mann - Nemico Pubblico_Public Enemies (19 settembre 2010)

In principio fu John Dillinger, famoso rapinatore di banche durante i ruggenti Anni Trenta. Dillinger era visto come una sorta di Robin Hood moderno (aveva l'abitudine di bruciare i registi dei debiti delle banche che rapinava), ben preso si conquistò le simpatie dell'opinione pubblica e della stampa che addirittura amava le imprese del rapinatore.      
Mitiche erano le sue evasioni dai carceri degli Stati Uniti, piani perfetti che riuscivano sempre, col tempo però Dillinger attirò su di sè l'attenzione dell'FBI e in particolare del giovane Melvin Purvis che il 22 Luglio 1934 riuscì ad uccidere Dillinger, anche se non fu lui a premere il grilletto.


Durante gli anni seguenti anche il mondo del Cinema ha reso omaggio alla vita di uno dei personaggi più pittoreschi mai nati in America. Don Siegel (Ispettore Callaghan - Il caso Scorpio è tuo; Fuga da Alcatraz) nel 1957 diresse Faccia D'angelo omaggio a Baby Face Nelson, complice di Dillinger in più di una rapina. Nel corso dei decenni sono stati girati quasi venti film su Dillinger e sui suoi scagnozzi; recentemente Michael Mann ha scritto e diretto Nemico Pubblico - Public Enemies un omaggio alla vita del buon John.
In particolare Mann ricopre il periodo che va dal 1933 al 1934, il periodo più intenso della vita del "rapinatore romantico". Johnny Depp veste i panni di Dillinger, mentre Christian Bale è Purvis. Come in Heat - La Sfida due sono i protagonisti principali: il cacciatore e la preda: Mann usa il film per parlare del rapporto tra i due, dei loro obiettivi, dei loro sogni. Nemico Pubblico è un piccolo gioiellino per il regista statunitense (Heat - La Sfida; Collateral). Anche se non è un film veloce (bisogna armarsi di un po' di pazienza), resta comunque un film imperdibile per chi ama il genere gangster. La regia di Mann è maniacale: notevole uso della cinepresa a spalla per rendere più intenso il live action, ottima fotografia di Dante Spinotti da sempre collaboratore di Mann in tutti i suoi film. In Nemico Pubblico il direttore della fotografia dà il meglio di sè. 
Un applauso meritano anche le scenografie che riescono a coinvolgere pienamente lo spettatore. La sceneggiatura invece mostra qualche pecca con un finale un po' troppo banale, così come non convince appieno l'interpretazione di Bale, decisamente troppo freddo. Ottima invece la prova di Marion Cotillard, una delle promesse (mantenute) di Hollywood.    


Nemico Pubblico è anche un'analisi sull'FBI e sulle sue contraddizioni (vedere la scena, molto violenta della compagna di Dillinger che viene brutalmente picchiata da un poliziotto): non a caso si parla di Public Enemies.
Insomma Nemico Pubblico non è un film veloce e non è immediato. Scordatevi sparatorie e colpi di scena, scordatevi azione, sangue e adrenalina: lo scopo di Mann è quello di rendere più umano e vero possibile il mitico John Dillinger. Quello che esce fuori da questo lavoro è un Dillinger "umano" come tanti, con i suoi sogni e i suoi obiettivi.
Il giusto omaggio a un'epoca e a un personaggio che hanno fatto Storia.

Sofia Coppola, leonessa a Venezia (12 settembre 2010)

Anche quest'anno il Festival del Cinema di Venezia, giunto alla 67esima edizione, ha avuto il meritato successo. Grandi nomi si sono alternati sul Lido. La giuria, presieduta da Quentin Tarantino e composta da Guillermo Arriaga, Ingeborga Dapkunaite, Arnaud Desplechin, Danny Elfman, Luca Guadagnino e Gabriele Salvatores, dopo aver visionato tutti i 24 film in concorso, ha assegnato i seguenti premi:


LEONE D’ORO per il miglior film a:
Somewhere di Sofia Coppola 

LEONE D’ARGENTO per la migliore regia a:
Álex de la Iglesia per il film Balada Triste De Trompeta 

PREMIO SPECIALE DELLA GIURIA a:
Essential Killing di Jerzy Skolimowski 

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione maschile a:
Vincent Gallo nel film Essential Killing di Jerzy Skolimowski

COPPA VOLPI per la migliore interpretazione femminile a:
Ariane Labed nel film Attenberg di Athina Rachel Tsangari

PREMIO MARCELLO MASTROIANNI a un giovane attore/attrice emergente a:
Mila Kunis nel film Black Swan di Darren Aronofsky


OSELLA per la miglior fotografia a:
Mikhail Krichman per il film Ovsyanki (Silent Souls) di Aleksei Fedorchenko


OSELLA per la migliore sceneggiatura a:
Álex de la Iglesia per il film Balada Triste De Trompeta di Álex de la Iglesia

LEONE SPECIALE a:
Monte Hellman


La Coppola, figlia del più celebre Francis Ford Coppola (Il Padrino, Apocalypse Now), si aggiudica quindi il Leone d'Oro per il suo Somewhere, storia di una star del Cinema che vive nel suo mondo fatto di eccessi e stravaganze. Il contatto con la figlia lo riporterà con i piedi per terra. 
Sofia Coppola debutta giovanissima nel mondo del Cinema, recitando per molti film del padre (tra cui la terza parte de Il Padrino). 
Il debutto come regista avviene nel 1999 con Il Giardino Delle Vergini Suicide, a cui seguono Lost In Translation (2003) con cui si aggidicherà l'Oscar per la migliore sceneggiatura, e Marie Antoniette del 2006.

Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica 2010 (5 settembre 2010)

Il Festival del Cinema di Venezia è uno degli appuntamenti più attesi e amati dai cineasti.
Nel corso dei primi dieci giorni di Settembre di ogni anno vengono proiettati molti film che andranno poi a far parte della stagione cinematografica autunnale.
Ogni anno viene selezionato un presidente di giuria differente, quest'anno, per la 67esima edizione, il grande onore è toccato a Quentin Tarantino



Questi i film in concorso a Venezia secondo l'ordine di presentazione.
Black Swan di Darren Aronofsky
La pecora nera di Ascanio Celestini
Somewhere di Sofia Coppola
Happy Few di Antony Cordier
La solitudine dei numeri primi di Saverio Costanzo
Ovsyanki – Silent Souls di Aleksei Fedorchenko
Promises written in water di Vincent Gallo
Road to nowhere di Monte Hellman
Balada Triste de trompeta di Alex De La Iglesia
Venus Noire di Abdellatif Kechiche
Post Mortem di Pablo Larrain
Noi credevamo di Mario Martone
Barney’s version di Richard J. Lewis
La passione di Carlo Mazzacurati
Jusan-Nin No Shikaku – 13 Assassins di Takashi Miike
Potiche di François Ozon
Meek’s Cutoff di Kelly Reichardt
Miral di Julian Schnabel
Essential killing di Jerzy Skolimowski
Noruwei No Mori – Norwegian Wood di Anh Hung Tran
Attenberg di Athina Rachel Tsangari
Detective Dee and the mistery of phantom flame di Hark Tsui
Drei di Tom Tykwer 


Per l'Italia ci saranno ben quattro film in concorso: La Pecora Nera film di Ascanio Celestini, famoso attore teatrale al suo esordio dietro la cinepresa, in questo film Celestini è attore, sceneggiatore e regista. La solitudine dei numeri primi è invece la pellicola di Saverio Costanzo, adattamento cinematografico dell'omonimo romanzo. 
Noi Credevamo per la regia del veterano Mario Martone. 
Carlo Mazzacurati presenta invece la commedia La Passione, storia di un regista fallito a cui viene data una seconda possibilità. Tra gli attori spiccano Silvio Orlando, Corrado Guzzanti e Stefania Sandrelli, senza dubbio una commedia molto attesa.
Per gli USA saranno presenti Darren Aronofsky con il suo Black Swan, Sofia Coppola con Somewhere, l'eclettico Vincent Gallo con Promises Written, Monte Hellman con Road To Nowhere, Richard J. Lewis (regista per molti episodi di CSI Miami) regista di Barney’s Version e Julian Schnabel che porta il suo Miral.
Da segnalare anche la presenza di Takashi Miike, regista giapponese molto amato in patria e regista di film come Audition, Sukiyaki Western Django (western in salsa giapponese, imperdibile per gli amanti del genere) e Yattaman (versione filmica del famosissimo cartone animato). A Venezia Miike porterà il suo ultimo lavoro: Jusan-Nin No Shikaku – 13 Assassins, storia di una vendetta guidata da ben 13 guerrieri.