lunedì 25 ottobre 2010

Il Futuro Di Mr. Zemeckis (25 aprile 2010)

"Grande Giove!"
Gli anni Ottanta sono stati anni di transizione per il genere fantascientifico: George Lucas da una parte e Steven Spielberg dall’altra riscrivevano le regole di questo tipo di Cinema: soldi, effetti speciali, film immediati. Proprio Spielberg nel 1978 conosce un giovane regista, Robert Zemeckis e i suoi collaboratori Bob Gale (scrittore) e Alan Silvestri (musicista). I tre scrivono il film 1941: Allarme a Hollywood, diretto dallo stesso Spielberg. 


Nel 1984 Spielberg ricambia il favore producendo Ritorno Al Futuro. Il film parla di un giovane studente liceale, Marty McFly (Michael J. Fox) che stringe amicizia con uno scienziato, Doc Emmet Brown (Christopher Lloyd). Siamo nel 1985; lo scienziato ha inventato una macchina capace di viaggiare nel tempo: la DeLorean. Grazie a un errore, Marty si trova catapultato nel 1955, dove avrà la possibilità di cambiare il destino dei suoi genitori e quello di Doc, vittima di un attentato. Marty avrà anche la possibilità di prendersi una rivincita su Biff, vicino di casa che non perde occasione per umiliare il padre di Marty. Il film è un piccolo gioiello, grazie a una sapiente miscela di generi: commedia, thriller, fantascienza. Quando si guarda questo film si resta a bocca aperta: non c’è un solo attimo di noia, si resta stupiti dalla colonna sonora (ottimo il contributo di Silvestri), dalle interpretazioni e dai continui colpi di scena. Con Ritorno Al Futuro Robert Zemeckis stupisce critica e pubblico, agli Oscar del 1986 il film si beccherà la statuetta per il miglior montaggio sonoro (troppo poco, forse, per un film del genere). Il primo capitolo lascia aperte molte porte, il film termina con una nuova DeLorean volante che si catapulta nel futuro per una nuova missione: salvare i figli di Marty.


Nel 1989, dopo il successo planetario del primo capitolo, Zemeckis gira un secondo capitolo, ma, a causa dell’eccessiva durata, il film viene diviso in due parti, dando vita ad una trilogia. Nel secondo capitolo della trilogia (Ritorno Al Futuro – Parte II) Marty e Doc si ritrovano nel futuro per cambiare il destino di uno dei figli di Marty. Anche in questo capitolo non mancano momenti umoristici: un cinema del luogo presenta Lo Squalo 19, evidente omaggio a Spielberg; un bar è interamente dedicato agli anni Ottanta, con Michael Jackson che vende bevande. Ritorno Al Futuro – Parte II è ancora più movimentato e la sceneggiatura ancora più ricca di movimento: una volta arrivati nel futuro Marty e Doc lasciano la DeLorean nelle mani del vecchio Biff, che torna nel passato (proprio nel 1955) per cambiare il destino di sé stesso da giovane. Ritornati nel 1985 Doc e Marty hanno una nuova visione del presente, un presente cambiato e stravolto dai cambiamenti del vecchio Biff. 
Biff Tannen è ora il padrone della città, ha ucciso il padre di Marty e ha rinchiuso in un manicomio Doc; non resta che tornare nel 1955, per evitare che il vecchio Biff incontri sé stesso da giovane. Alla fine di un lungo inseguimento, Marty riesce a riportare la situazione alla normalità, ma un fulmine colpisce la DeLorean, portando Doc nel 1885. 
Nuovamente intrappolato nel 1955, Marty con l’aiuto di Doc, riporta in vita la DeLorean, abbandonata in una miniera da Doc nel 1885. Una volta arrivato nell’epoca giusta, Marty, che si fa chiamare Clint Eastwood (evidente citazione a Sergio Leone, che in questo film non sarà l’unica), incontra Doc non prima di aver conosciuto i suoi bisnonni. Anche in questa epoca conosce il bisnonno di Biff, ovvero Cane Pazzo Tannen che ha intenzione di uccidere Doc per un debito di circa 80 dollari. Marty riuscirà ad evitare la morte di Doc, grazie a un duello e con un finale degno del miglior Leone. Alla fine Marty riuscirà a tornare nel 1985 ma da solo, dato che Doc ha trovato moglie nel vecchio west e non ha intenzione di tornare. Alla fine del film Doc torna nel 1985 per salutare definitivamente Marty a bordo di una “locomotiva del tempo” con sua moglie Clara e i loro due figlioletti. 


Si è sempre parlato di un quarto episodio di Ritorno al Futuro ma la malattia di Michael J. Fox ha sempre convinto i produttori a rinunciare al progetto. In questi anni sul web sono uscite sceneggiature, trailer, idee per un ipotetico e (purtroppo?) irrealizzabile quarto episodio. Si spera che questa trilogia unica per il suo mix di generi, non venga stuprata da qualche produttore ansioso di far soldi. 

I Soliti Sospetti (18 aprile 2010)

"Hai mai provato a sparare al diavolo? E se poi sbagli mira?"

Maledetto Bryan Singer.
Il regista Newyorkese ha (aveva?) talento in quantità industriali, è un ottimo Cinema e ha scritto quello che io considero uno dei film più belli degli anni Novanta: I Soliti Sospetti

Questo prima di svendersi e di fare filmetti tipo X-Men o peggio Superman Returns, flop clamorosi.
Nato dal soggetto e dalla sceneggiatura di Christopher McQuarrie, I Soliti Sospetti è la storia di cinque criminali che si ritrovano nella stessa cella perchè accusati del medesimo delitto: furto di un camion di fucili. Il quintetto è formato dall'ex poliziotto corrotto Dean Keaton (Gabriel Byrne), da "Verbal" Kint (Kevin Spacey), dallo scassinatore Todd Hockney (Kevin Pollak) e dai ricettatori McManus (Stephen Baldwin) e Fenster (un giovanissimo Benicio Del Toro). I cinque decidono di lavorare assieme per realizzare qualche colpo, ma dopo essere stati imbrogliati da un ricettatore, entrano in conflitto con l'avvocato Kobayashi (Pete Postlethwaite) e con il suo cliente, il misterioso Keyser Söze. 


Girano voci strane e inquietanti su questo personaggio, nessuno l'hai mai visto eppure tutti lo temono, molti credono che Soze sia l'incarnazione del Male e infatti, tramite il suo avvocato, riesce a minacciare il quintetto anche perché nel loro passato tutti loro hanno, in un modo o in un altro, imbrogliato Söze. Ora il misterioso personaggio vuole saldare i debiti con questi ragazzi: prima fa fuori Festern, per far capire che non scherza, poi ordina loro di assaltare una nave nel porto di Los Angeles carica di droga e di proprietà dell'organizzazione concorrente a quella del misterioso boss. Naturalmente il piano si rivela estremamente rischioso, tanto che Dean Keaton, di nascosto dagli altri, invita "Verbal" Kint a non parteciparvi, riuscendo così a salvargli la vita. Durante la concitata operazione, si scopre che il vero bersaglio non era la droga (che infatti non è presente a bordo della nave), ma un uomo, l'unico testimone in grado di identificare Keyser Söze.
L'unico sopravvisuto all'assalto è proprio Verbal, che prima di essere definitavamente rilasciato ha un colloquio con l'ispettore David Kujan, a cui racconta tutta la storia. 


Il film è un gran esempio di sceneggiatura, ottimi i continui flashback, il montaggio spettacolore tiene lo spettatore con il fiato sospeso fino alla scoperta del sorprendente finale: le ultime immagini del film ci fanno capire come Singer per tutto il film non abbia fatto altro che mentire (e non solo lui..)
I Soliti Sospetti è stato premiato con due BAFTA nel 1996 (miglior sceneggiatura e miglior montaggio), due Indipendent Spirit Awards 1996 (miglior sceneggiatura e miglior attore non protagonista Benicio Del Toro) e con l'Oscar alla migliore sceneggiatura originale. Kevin Spacey ha vinto l'Oscar come miglior attore non protagonista e un National Board of Review Award sempre per lo stesso ruolo.
Se non avete ancora visto questo film, fatelo; se l'avete già visto allora non perdete l'occasione di farvi ri-prendere in giro da Singer...

Rocco e la sua Basilicata - Basilicata Coast To Coast (11 Aprile 2010)



Ho sempre considerato Rocco Papaleo un ottimo attore, l’ho sempre apprezzato in quelle piccole commediole italiane anni Novanta/Duemila e mi è sempre piaciuto per quel suo accento e quel profilo tipicamente meridionale. 
Un anno fa contattammo Rocco per cercare di farlo venire a Barile (Potenza), per il festival Cantinando, ma dato che stava girando il film non poté partecipare al nostro festival. A dire la verità non fummo molto entusiasti della notizia, anche perché volevamo fortissimamente Rocco a Cantinando, ma non si poteva fare niente. 
Otto mesi più tardi è uscito nei cinema Basilicata Coast to Coast, una dichiarazione d’amore verso la sua (e la mia) terra di origine e a Rocco è stata subito perdonata la sua assenza a Barile. 
L’idea del film è tanto semplice quanto geniale: un quartetto di musicisti di Maratea, Nicola (Rocco Papaleo), Salvatore (Paolo Briguglia), Rocco (Alessandro Gassman) e Franco (Max Gazzè) decide di partecipare a un festival musicale che si tiene a Scanzano Jonico. 
I quattro decidono di attraversare a piedi la Basilicata dalla costa tirrenica alla costa jonica, in un viaggio della durata di circa dieci giorni. Il tutto è filmato dalla giornalista Tropea (Giovanna Mezzogiorno). 
Ognuno di loro ha una storia da raccontare: Nicola è un professore di matematica che si tiene ben lontano dall'avere responsabilità, Salvatore è uno studente fallito di medicina che ha rinunciato a proseguire gli studi, Rocco è un attore che ormai non lavora più da anni, Franco è un falegname con il cuore spezzato che addirittura ha perso la parola, a causa della sua cocente delusione sentimentale.
Il viaggio darà modo ai quattro di conoscersi meglio, ognuno di loro affronterà un piccolo percorso interiore che lo porterà a rivalutare amicizie e rapporti personali. 
Ma il viaggio è anche un modo per conoscere la propria terra, le proprie origini, la propria cultura: ogni paesino (Trecchina, Lauria, Tramutola, Aliano, Craco) presenta incontri fuori dal comune, ogni luogo ha una sua storia da condividere e ogni paesaggio è un ponte di collegamento tra un piccolo mondo e un altro. La Basilicata che ne esce fuori è un Basilicata pulita, incontaminata, dove la gente si mostra per quello che è: generosa ma piena di contraddizioni, romantica ma anche disincantata.


Non aspettatevi virtuosismi registici, il fascino di questo film sta nei paesaggi, nelle immagini che parlano da sole e nelle battute folgoranti.   
Va dato atto a Papaleo di aver scritto una commedia genuina, anche se dietro le risate c’è una buona dose di riflessione per una terra che vive ancora lontana anni luce da un mondo che spesso va troppo di fretta. Ma forse è meglio così.
Anche questa in fondo è una contraddizione. 

Christopher Nolan, talento made in UK (30 marzo 2010)

Sentite questa. 
E’ nato nel 1970. E’ un regista inglese. Ha un talento immenso e farà ancora tanta strada.
Sapete di chi sto parlando?
Parlo (cioè scrivo) di Christopher Nolan, uno dei registi più promettenti degli ultimi dieci anni. Il regista inglese inizia la sua carriera a soli 19 anni, realizzando cortometraggi. Deve però fare un paio di anni di gavetta prima che si inizi a parlare seriamente di lui: è il 1998 quando Following (il suo primo lungometraggio) ottiene il Premio Silver Hitchcock al Dinard British Film Festival 1999, il Premio Best Director Award al Newport International Film Festival 1999, il Premio Tiger Award al Rotterdam International Film Festival 1999 e il Premio Black & White Award al Slamdance Film Festival 1999.

La pellicola, un poliziesco girato in bianco/nero, ottiene un risultato strepitoso negli ambienti cinematografici underground lanciando la carriera del regista. 

Nel 2000 Nolan in collaborazione con il fratello Jonathan, scrive la sceneggiatura per il suo secondo film: Memento. Il protagonista (Guy Pierce) è un poliziotto che ha un problemi di memoria, dimentica tutto quello che gli accade nel giro di pochi minuti, quindi vive fotografando tutto quello che vede, in modo da avere sempre delle prove di ciò che gli è accaduto. Per rendere più realistica la storia Nolan lavora sodo sul montaggio del film, il pezzo forte di Memento: le scene che si susseguono sono alternativamente l'ultima in ordine cronologico, poi la prima, poi la penultima, poi la seconda… La scena finale del film è quindi quella cronologicamente centrale, che rappresenta il punto di scioglimento dell'intreccio. Questo tipo di montaggio avvicina lo spettatore al protagonista, che, afflitto di mancanza di memoria a breve termine, dimentica tutto ciò ha vissuto nell'immediata precedenza. Una curiosità: nel cast sono presenti Carrie-Ann Moss e Joe Pantoliano, entrambi attori nel film Matrix
Con Memento, Nolan inizia la sua collaborazione con Wally Pfister, direttore della fotografia in tutti i suoi lavori. Il film fa strage di premi nei vari festival di cinema indipendente (tra cui il premio al Sundance film festival). 


Nel 2002 esce Insomnia, remake di un film norvegese del 1997. Nolan ha la possibilità di lavorare con Al Pacino, Robin Williams e Hilary Swank. Il film dimostra ancora una volta l’abilità di Nolan nel coinvolgere lo spettatore con il suo cinema. Insomnia è la storia di un poliziotto, Will Dormer (un eccellente Al Pacino) che viene mandato in Alaska per indagare sulla morte di una ragazza. A causa di un incidente Dormer uccide il collega, con cui in precendeza vi erano state delle discussioni: l'unico testimone del delitto è proprio l'assassino (interpretato da un superbo Robin Williams, per la prima volta nei panni di un personaggio negativo). La vicenda porterà il "buono" ad avvicinarsi al "cattivo" scoprendo, che in fondo le differenze non sono poi così evidenti.
Nel 2003 Nolan ha l’occasione della vita: la Warner Bros decide di realizzare un nuovo film su Batman dopo gli ultimi due flop diretti da Joel Schumacher. Nolan accetta la sfida e realizza nel 2005 Batman Begins: il film si distacca totalmente dai primi quattro film dedicato all'uomo-pipistrello. Nolan decide di ripartire da zero mostrando come Bruce Wayne sia diventato Batman. Nello scrivere la sceneggiatura Nolan prende in considerazione anche i fumetti di Bob Kane, cosa che non era successa nei precedenti lavori dedicati all’uomo pipistrello. Il cast di Batman Begins è stellare: Christian Bale è Batman, Michael Caine è Alfred il maggiordomo, Gary Oldman è James Gordon, Morgan Freeman è Lucius Fox, l’inventore di Batman. Il film ottiene un buon successo, riportando in auge il personaggio di Batman e facendo decollare la carriera di Nolan. Nel 2006 il regista inglese presenta The Prestige; Nolan lavora ancora con Bale e Caine per un film sorprendente, magico e pieno di colpi di scena. Della partita sono anche Hugh Jackman, Scarlett Johansson e David Bowie. Il film parla dell’eterna rivalità tra due prestigiatori (Jackman e Bale) e dei loro numeri di prestigio: la pellicola è un successo annunciato, grazie ai nomi che compongono il cast ma anche grazie all’abilità registica di Nolan. 


Nel 2007 iniziano le riprese del seguito di Batman Begins, l’intero cast viene confermato, ad eccezione di Katie Holmes (che nel precedente film era Rachel, la bella di turno) rimpiazzata da Maggie Gyllenhaal. Per il ruolo di Joker il regista inglese si affida a Heath Ledger che, secondo il regista, deve essere il vero protagonista del film. Nel gennaio 2008, a riprese ormai terminate, l’attore viene trovato morto, facendo nascere un vero e proprio mito. Il Cavaliere Oscuro con questa tragica notizia ottiene un’inaspettata pubblicità, il film esce nell’estate del 2008 e diventa la pellicola più vista dell’anno. Numerosissimi i premi vinti dal film: due premi Oscar (miglior attore non protagonista Heath Ledger e miglior montaggio sonoro), Golden Globe 2009 sempre a Ledger, ben sei People’s Choice Awards.
Nel 2010 Nolan tornerà nei cinema di tutto il mondo con Inception, un thriller fantascientifico con protagonista Leonardo DiCaprio. 

venerdì 22 ottobre 2010

James Cameron, il Cinema e i gli Oscar perduti (22 marzo 2010)

James Cameron è un regista che ha fatto la storia del Cinema degli ultimi trent'anni. 
E' inutile negarlo, il suo modo di intendere il Cinema è stato fondamentale, vuoi per le nuove tecnologie usate nei suoi film (dai costosissimi effetti speciali al recente 3D), vuoi per i messaggi lanciati nei suoi film, non privi di preziose lezioni. 
Cameron si avvicina al Cinema quasi per caso, nel 1978 realizza un cortometraggio di dieci minuti scarsi finanziato da un gruppo di dentisti californiani (!); Xenogenesis affronta temi cari al regista canadese: futuro, macchine, scontri. 


Nel 1981 Cameron realizza il seguito di un film horror sui piranha, si tratta di Piraña paura, un b-movie che consente al regista di farsi conoscere, anche se solo da pochissimi estimatori. 
Nel 1984 dà vita a uno dei suoi capolavori: Terminator. Siamo nei giorni nostri e dal futuro viene inviata una Macchina che deve uccidere una giovane donna, Sarah Connor, che partorirà un figlio, John Connor, il quale guiderà nel futuro la rivolta degli Uomini contro le Macchine. Il futuro è scritto: in un domani non troppo lontano le Macchine domineranno gli Uomini; le Macchine per evitare una rivolta degli Uomini contro di loro inviano dunque nel passato un T-800 (Arnold Schwarzenegger) per uccidere Sarah ed evitare che John nasca e dia vita alla rivolta. Ma anche gli Uomini mandano nel passato, cioè nei giorni nostri, un volontario ovvero Kyle Reese, che deve cercare di distruggere il T-800 prima che questi uccida Sarah Connor. 
Terminator e la sua trama futuristica e cyberpunk diventano col tempo un vero e proprio cult e uno dei film-simbolo degli anni Ottanta, nonostante gli scarsi effetti speciali. 
Con questo lavoro Cameron lancia definitivamente la sua carriera. 
Intanto segnatevi questa data: 1 Settembre 1985, più avanti avrete spiegazioni. 
Nel 1986 il regista canadese dirige il seguito di Alien acclamato film diretto da Ridley Scott nel 1979. Per il cast di Aliens il regista si affida nuovamente a Sigourney Weaver, già protagonista del primo film. Mentre l'Alien di Scott era un capolavoro claustrofobico non privo di colpi di scena, questo secondo capitolo vede la forte impronta visionaria di Cameron: guerra tra razze diverse (scontro uomo-alien) e un futuro (il film si svolge 57 anni dopo il primo capitolo) non troppo lontano. Ancora una volta il regista statunitense offre la sua visione del domani: oscuro e buio. Il film è il degno successore del precedente lavoro, gli ultimi venti minuti di film (la scena dell'incontro con la regina madre) sono qualcosa di spettacolare che mette i brividi addosso. 
Con The Abyss del 1989 il regista affronta per la prima volta un tema a lui molto caro, quello del mare. La realizzazione del film fu molto lunga, così come fu altissimo il budget per realizzarlo. La trama è d'impatto: un sottomarino affonda nelle acque del Mar dei Caraibi, una squadra viene incaricata di salvare i superstiti ma durante il salvataggio ci saranno notevoli problemi e numerosi colpi di scena, tra cui una misteriosa forma di vita aliena che studia ed analizza i protagonisti. Gli effetti speciali di The Abyss sono fuori dal comune (siamo pur sempre nel 1989) e il film è considerato uno dei massimi capolavori del regista, nonostante un finale troppo da blockbuster. 


Nel 1992 Cameron richiama il suo amico Schwarzenegger per realizzare il secondo capitolo di Terminator; ormai Cameron è un regista affermato che ha a disposizione un budget di quasi 100 milioni di dollari per il suo Terminator 2. Questa volta Schwarzenegger interpreta un T-800 con lo scopo di proteggere Sarah Connor e il piccolo John da una nuova minaccia di Skynet: un T-1000, modello superiore al T-800 composto da metallo liquido. Terminator 2 è l'ennesimo must dei film di fantascienza, in tutto il mondo spopola il T-2, che arriverà a guadagnare la bellezza di mezzo miliardo di dollari, cifre da capogiro. 
Nel 1994 continua la sua collaborazione con il buon Schwarzy, realizza infatti True Lies, altro film dal budget proibitivo (110 milioni di dollari), si tratta di un film di spionaggio che però concede anche momenti ironici: per la prima volta Cameron si distacca dalle tematiche fantascientifiche per realizzare un film più "sobrio". 
E' arrivato il momento di ricollegarci a quella data, 1 Settembre 1985, ovvero la data del ritrovamento del relitto del Titanic, uno dei sogni proibiti di Cameron. Sono quasi dieci anni che il regista sogna di poter realizzare un film sul transatlantico e i tempi sono maturi per realizzare questo progetto: viene messa a disposizione del regista canadese una cifra pari a quasi 300 milioni di dollari. Le prime fasi del lavoro consistono nell'andare a vedere di persona il relitto in fondo all'oceano per studiare e capire meglio tutte le dinamiche relative al transatlantico. Lo scopo del regista non è però solo quello di raccontare una storia sul Titanic, Cameron vuole parlare di una storia d'amore a bordo del Titanic, da un lato per avere ancora più pubblico a disposizione (mica scemo!), dall'altro per affrontare tematiche importanti, come quelle relative alla terza classe e alle differenze tra ricchi e poveri. Se da un lato Titanic è "solo una storia d'amore" dall'altro lato affronta la povertà e le condizioni di miseria che sopportarono i passeggeri della terza classe, sacrificati per dare modo ai passeggeri della prima classe di salvarsi la vita con comodo. La pellicola esce nel 1997 diventando il film più visto nella storia del Cinema, guadagnando quasi due miliardi di dollari e facendo strage di Oscar (su 14 nominations ne ha vinti ben 11 tra cui miglior film, miglior regista e miglior fotografia). 

Titanic lancia, grazie al suo successo mondiale, le carriere di Leonardo DiCaprio e Kate Winslet, i protagonisti del film. 
Dopo lo storico, immenso successo di Titanic, Cameron decide di abbandonare temporaneamente il mondo del Cinema e di concentrarsi su altro. Nel 2000 dà vita a Dark Angel, una serie tv fantascientifica ambientata nella Seattle del futuro. Nel 2003 ritorna a bordo del Titanic per realizzare il documentario Ghosts of the Abyss. Nel 2005 realizza un nuovo documentario, Aliens of the Deep, in collaborazione con scienziati della NASA. Nel 2009 torna definitivamente nel mondo del Cinema grazie a Avatar. Il film, attesissimo dagli addetti ai lavori, ottiene un ottimo consenso di pubblico e un buon consenso da parte della critica, ma questa volta la notte degli Oscar sarà deludente per Cameron, che incasserà solo tre premi per il suo nuovo film. 
Riprovaci James!  

Alice non abita più qui (16 marzo 2010)

Mai titolo di un film (di Scorsese, ancora lui) fu più azzeccato per descrivere quello che sto per scrivervi.
Vi avevo già scritto della mia passione per Tim Burton, per i suoi personaggi, per le sue storie, per i suoi colori. Amo Burton da sempre e adoro i suoi film, ma questo davvero non posso sopportarlo: il problema di venerare così alla follia il suo cinema mi costringe ad essere cattivo, cattivissimo con la sua ultima opera. Quando a fine 2007 seppi dell’interesse del regista per Alice in Wonderland fui felice, sorpreso; ora, quasi tre anni dopo esco dal cinema con un senso di vuoto, quasi nauseato. 



Alice in Wonderland è un flop clamoroso, chi si aspettava un film di Tim Burton resterà deluso, in questo film di burtoniano c’è quasi niente. 
Alice in Wonderland è un film della Disney, non un film di Tim Burton; è un film con una carica di retorica a buon mercato e buonismo, un film per bambini/ragazzini che non offre niente a chi lo guarda. Le caratteristiche che hanno reso grande il cinema di Burton qui, semplicemente, non ci sono: chi si aspetta un paese della meraviglie oscuro, dark, gotico, psichedelico resterà deluso e verrà assalito da un Paese digitale, plasticoso e finto. 
Chi si aspetta una storia intensa, ben narrata, coinvolgente può cambiare film; i personaggi non vengono presentati a dovere, si ha la sensazione di dover andare quasi di fretta, cosa che non accadeva nel cartoon Disney, ad esempio, dove tutti i personaggi bucavano lo schermo, nonostante le brevi apparizioni. 
Alice in Wonderland è (quasi) tutto il contrario di quello che mi aspettavo. 
Fortunatamente non tutto è male: Danny Elfman fa un lavoro straordinario e scrive una colonna sonora fantastica. Anne Hathaway (la Regina Bianca) mi ha sorpreso, Michael Sheen (il Bianconiglio) e Alan Rickman (il Brucaliffo) sono personaggi azzeccatissimi anche se poco presenti nel film, bravi anche Stephen Fry (lo Stregatto) e Crispin Glover (il Fante di Cuori). 
Una nota a parte merita Helena Bonham Carter, la signora Burton è bravissima nella parte della Regina Rossa, porta una ventata di ironia al suo personaggio e illumina una pellicola altrimenti smorta.
E qui finiscono i pregi del film. 
Johnny Depp è ormai vittima del suo Jack Sparrow, imbarazzante, a tratti irritante. 
Mia Wasikowska è tutto tranne che Alice. Fuori ruolo. Bocciata.
La sceneggiatura ha enormi buchi neri. Linda Woolverton (La Bella e La Bestia, Il Re Leone, Mulan) si è rivelata una scelta fuori luogo. 
La regia è monotona e inespressiva: si sente la stanchezza di Burton. 
Il film si rivolge inevitabilmente a bambini sotto i dieci anni, se siete più grandi fatevi un favore: andate a vedervi Scorsese.  

Martin Scorsese e l'isola dell'angoscia (11 marzo 2010)

"perchè sei tutta bagnata?"
Martin Scorsese è il classico esempio di Maestro del Cinema. Scorsese ama il Cinema, perchè, semplicemente, Scorsese E' il Cinema. Cinefilo appassionato, ha diretto videoclip, pubblicità, documentari. Da più di tre decadi il regista di origini italiane fa parlare di sè grazie a film imponenti: Taxi Driver, Toro Scatenato, Quei Bravi Ragazzi: capolavori di violenza, psicologia, sangue.


Scorsese fa un cinema che coinvolge, fa riflettere, pone domande. A quasi settant'anni il Nostro non sa ancora cosa vuol dire andare in pensione e, invece di godersi il meritato riposo, continua a dirigere film. 
Shutter Island è l'ultimo tassello di una filmografia colossale e segna l'ennesima collaborazione con l'attore Leonardo DiCaprio; Shutter Island è un film cupo, oscuro, carico di mistero dalla prima all'ultima, fatale, sequenza. Scorsese dirige il film in maniera impeccabile (dal punto di vista tecnico tutti i suoi film sono delle gemme), la fotografia di Robert Richardson (Platoon, Casinò, Kill Bill) è coinvolgente e dettagliata, la colonna sonora mette i brividi addosso e la sceneggiatura ha il sapore di una bomba a orologeria. 
Shutter Island non è un film facile né un film per tutti, al contrario è una pellicola con un pesante fardello di angoscia, una pellicola che coinvolge chi lo guarda e lo fa affondare nei sogni (incubi?) del protagonista Teddy Daniels (un inarrivabile DiCaprio) un agente federale che si reca in un'isola del Massachusetts. L'isola è un immenso manicomio per criminali psicopatici ed è diviso in tre aree per un totale di 67 detenuti. Scopo di Daniels è quello di indagare sulla scomparsa di uno di loro, Rachel Solando, rinchiusa nel manicomio dopo aver ucciso i suoi tre figli. Le indagini però vengono ostacolate dall'omertà dei medici e dei gestori del manicomio, mentre i pazienti, in quanto folli criminali assassini non sono affidabilissimi nel loro aiuto... 


Lo spettatore entra nell'isola senza sapere cosa gli aspetta e nemmeno senza sapere quali sono i veri motivi delle indagini di Daniels, recatosi nell'isola per trovare il killer di sua moglie, barbaramente uccisa in un incendio. 
Scorsese gioca con lo spettatore, lo inganna, lo prende in giro, schiaffeggia la sua psiche e smonta continuamente i castelli che chi guarda il film inevitabilmente si costruisce. Shutter Island è un film visionario, onirico, folle. Un film che solo Scorsese (uno che di violenza, sangue e follia se ne intende alla grande) poteva dirigere. Un film che solo l'attore-feticcio DiCaprio poteva interpretare: lontano mille miglia dai ruoli per teenager, oggi l'attore losangelino entra di diritto nell'Olimpo dei più grandi. 
Tutto sa di menzogna, tutto puzza di bruciato nell'isola: quando la verità viene a galla è troppo tardi, siamo anche noi prigionieri dell'isola.